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Il trust istituito per prestiti obbligazionari

In molti paesi il Trust è utilizzato anche nel campo delle emissioni obbligazionarie.
La società emittente, in qualità di Settlor, trasferisce le obbligazioni ad una banca o a una società finanziaria che agisce in qualità di Trustee.
Questa si preoccuperà sia di offrire i titoli al pubblico dei risparmiatori, sia di versare loro le somme a titolo di interesse e di rimborso del capitale, utilizzando i fondi messi a disposizione dall’emittente.
Interessante sottolineare che spesso il Trustee non si limita a svolgere il semplice ruolo di intermediario fra l’emittente ed i risparmiatori, ma conserva la proprietà dei titoli per tutta la durata del prestito.
Perciò il singolo investitore anziché diventare proprietario delle obbligazioni, acquisisce il diritto a ricevere i benefici economici, rappresentati dagli interessi e dal rimborso del capitale alla scadenza.

Questa soluzione ha il pregio di evitare l’eccessiva frammentazione della titolarità, concentrandola in capo a un unico soggetto, che agisce nell’interesse della globalità dei sottoscrittori.

Altro aspetto importante è l’elevata autonomia che la legge riconosce nella redazione del Trust Deed consente di predisporre meccanismi di consultazione estremamente rapidi ed elastici. In questo modo, si realizza di fatto una situazione nella quale il Trustee detiene da solo i poteri che di norma sono invece suddivisi fra l’assemblea degli obbligazionisti e il rappresentante comune. Oltre a permettere la notevole semplificazione delle procedure, tale soluzione consente di evitare che singoli obbligazionisti agiscano autonomamente nei confronti della società emittente per ottenere trattamenti preferenziali in pregiudizio di tutti gli altri.

Il Trustee, inoltre, dispone di norma delle competenze necessarie, e soprattutto delle risorse adeguate, ad intraprendere azioni di tutela che spesso si rivelano particolarmente onerose, e che perciò sono inaccessibili al singolo risparmiatore. Infine si deve sottolineare come tale soluzione sia vista di buon grado dalla società emittente. Essa ha in questo modo un unico interlocutore di riferimento, che oltretutto è immediatamente individuabile.

 

Il trust per operazioni di finanziamento

Un importante utilizzo del trust è appunto il trust quale utile strumento di garanzia nel contesto di operazioni di finanziamento.

A tale scopo il Settlor trasferisce in Trust determinati beni, nella maggior parte dei casi crediti o denaro o beni immobili, impartendo al Trustee l’obbligo irrevocabile di utilizzare tali beni per beneficiare i creditori in caso di inadempimento.

Basti pensare ad operazioni di project financing nelle quali un pool di istituti creditizi abbia finanziato una project company a fronte della lettera di credito emessa dall’ente pubblico committente.

In questi casi il Trustee può operare quale soggetto incaricato dal pool della riscossione dei crediti della società promotrice destinati a rimborsare il finanziamento concesso.
Questa soluzione si rivela spesso molto meno costosa rispetto a quella rappresentata da un mandato all’incasso nell’interesse di terzi, conferito alla banca capofila del pool.

Il ricorso al Trust garantisce inoltre gli istituti finanziatori dall’inadempimento del debitore.
Si pensi, ad esempio, al caso in cui il Trust Deed attribuisca al Trustee l’obbligo di destinare prioritariamente tutte le somme incassate al rimborso dei finanziamenti concessi.


Utilizzo del Trust per dipendenti di società operanti all’estero
Nei Paesi che lo consentono un Trust a favore del proprio personale può essere istituito da parte di società che, operando su scala internazionale, richiedono ad alcuni dei propri dipendenti di trasferirsi, anche per lunghi periodi, in Paesi nei quali vi sia un’elevata imposizione sui redditi da lavoro. In questi casi può essere opportuno istituire un Trust in un Paese a più bassa imposizione avente come beneficiario il dipendente e i suoi familiari. Per tutta la durata di tempo in cui l’interessato risiederà nel paese straniero, il datore di lavoro provvederà a versare periodicamente sul Trust i compensi spettanti. Tali compensi si cumuleranno in un fondo che il Trustee avrà cura di investire tenendo anche conto della necessità e delle preferenze del beneficiario.

Nella pratica il dipendente riceverà comunque una retribuzione ma, come è ovvio pensare, questa sarà notevolmente inferiore a quella effettivamente pattuita. Sarà, infatti, conferita nel Trust la differenza. Poiché lungo l’arco temporale stabilito il dipendente non percepirà direttamente le somme conferite in Trust, non vi sarà alcun prelievo fiscale su di esse. I Trustee trasferiranno al dipendente i fondi accumulati solo quando quest’ultimo si sarà trasferito nel proprio paese finale di residenza.


L’UTILIZZO DEL TRUST NELLE IMPRESE
Il Trust nei gruppi societari

La gestione unitaria dei gruppi societari, in presenza di assetti proprietari anche molto complessi, può essere efficacemente realizzata attraverso strutture societarie imperniate sul Trust, che rende possibile garantire la puntuale realizzazione degli accordi raggiunti dai membri del gruppo, evitando le difficoltà che spesso insorgono con il ricorso ai normali procedimenti societari.
Nei paragrafi seguenti incontreremo un esempio significativo dove verrà illustrato il ricorso al Trust per realizzare il passaggio generazionale di gruppi familiari.
In tale sede si vedrà come il negozio rappresenti un ottimo strumento con cui realizzare i desideri del Settlor in merito, tra l’altro, alla ripartizione degli assetti proprietari, alla distribuzione dei dividendi, alle responsabilità imprenditoriali da assegnare ai vari membri della famiglia. Soluzioni sostanzialmente simili possono essere utilizzate, anche a prescindere dalla presenza di intenti devolutori e al di fuori del ristretto ambito familiare, ogni qualvolta si ritenga opportuno approntare strutture che siano effettivamente in grado di assicurare il rispetto degli impegni assunti da parte dei soci. In questi casi il ricorso al Trust ha il pregio di consentire una gestione unitaria, tesa il più possibile al raggiungimento degli scopi prefissati. La sostituzione di una pluralità di soci con un unico titolare di quote azionarie, che agisce super partes secondo le direttive impartite nel Trust Deed, consente infatti di abbreviare i tempi per la compilazione dei conflitti e di prevenire la situazione di stallo.
È il caso di sottolineare che il trasferimento delle azioni al Trustee non estromette necessariamente gli interessati dalla gestione del gruppo, anzi: la soluzione più frequentemente adottata prevede esattamente l’opposto. I Settlors, anche se non sono più i legittimi proprietari, hanno tutto l’interesse a mantenere la guida del gruppo; ciò è perfettamente ammissibile se nel Trust Deed sono state inserite precise disposizioni che vincolino i Trustee a nominare gli amministratori delle società del gruppo scegliendoli fra i Settlor, sentiti eventualmente i Protector e gli stessi interessati.
Questa soluzione risponde del resto alle esigenze degli stessi Trustee che nella maggior parte dei casi sono delle Trust Companies domiciliate in lontani centri off-shore, che non avrebbero né la capacità né l’interesse a sostituirsi agli imprenditori originali.
La soluzione sopra descritta consente invece ai Trustee di mantenere una posizione defilata, tipica dell’azionista “passivo”, ancorché di maggioranza, che sia limitata alla supervisione generale nell’interesse di tutti i beneficiari. Ciò non significa che i Trustee possano essere completamente estromessi. A parte la distribuzione dei benefici economici e le altre funzioni di carattere straordinario (ad esempio la nomina degli amministratori) che esercitano direttamente, essi sono tenuti a vigilare costantemente e con diligenza. Se così non fosse, si esporrebbero al rischio di essere citati in giudizio da uno qualsiasi dei beneficiari per negligenza nell’adempimento delle loro funzioni.
Inoltre nei gruppi societari il Trust consente di impedire intromissioni non desiderate da parte di soggetti estranei alla compagnia originaria. Questo è possibile in quanto gli interessati, non avendo più la titolarità delle azioni, non possono alienare la propria quota azionaria; al massimo potrebbero cedere il loro diritto ai benefici, ma anche in questo caso, se il Trust è discrezionale, i Trustee potrebbero interrompere le erogazioni.
Nulla osta, invece, alle predisposizioni di specifiche procedure affinché i Trustee liquidino, in denaro, la quota al beneficiario che intenda recedere dal Trust; in questo caso l’unica conseguenza è la rideterminazione delle quote fra i rimanenti. È importante notare che il cambiamento nella composizione dei beneficiari non comporta nessun trasferimento della proprietà delle azioni; perciò il verificarsi di tale evento non darà origine ad alcuna imposizione sui trasferimenti. Allo stesso modo, è possibile prevedere l’ingresso di nuovi soggetti, a titolo gratuito o oneroso, qualora questi ultimi risultino “graditi” ai soggetti già coinvolti nel Trust.
Il ricorso al Trust rappresenta in molti casi anche un’occasione per razionalizzare la struttura societaria del gruppo. Ai Trustee, infatti, sono di norma trasferite le sole azioni della holding capogruppo che a sua volta controlla le varie società operative. Nella maggior parte dei casi , specie allo scopo di incrementare la protezione patrimoniale, la configurazione ottimale può comportare l’ubicazione della holding capogruppo in un Paese straniero accuratamente individuato, che potrebbe anche non essere coincidente con lo stato scelto per domiciliare il Trust. Per le stesse ragioni la struttura di base, rappresentata da un Trust, holding e società operative, è spesso ampliata, frapponendo a queste un numero più o meno elevato di altre società o di altri strumenti giuridici presenti nei vari ordinamenti.


Pianificazione Familiare & Successoria
Caratteristiche Principali
Confidenzialità

Come precedentemente menzionato, non vi è obbligo di registrazione dell’atto costitutivo, così come non è necessario che lo stesso settlor o i beneficiari vengano in esso nominati. Vi sono poi ulteriori garanzie di anonimato per quel che riguarda i trust discrezionali, in quanto non vi è obbligo di comunicare ai beneficiari il loro potenziale interesse se non al momento della distribuzione. La qualcosa risulta particolarmente vantaggiosa in sede di pianificazione familiare e successoria.

Continuità di aziende familiari

Conferendo le azioni di un’azienda familiare direttamente o indirettamente (ad es. attraverso una holding) in un trust, e’ possibile preservarne l’unita’ e la continuità. Le azioni non faranno parte dell’asse testamentario del disponente (settlor) e conseguentemente non verranno divise tra differenti persone, i cui divergenti interessi potrebbero intaccare l’integrità e la produttività dell’azienda. L’ atto costitutivo può essere redatto in maniera tale da permettere la delega della gestione corrente dell’azienda alle persone più idonee, sotto la supervisione del trustee, molto spesso a sua volta sorvegliato dal protector.

Il problema della legittima:

Molti Paesi di tradizione civilistica limitano la libertà di disporre del proprio patrimonio in caso di morte, riservando delle quote agli eredi più vicini. Queste persone hanno il diritto di chiedere l’annullamento o la riduzione di disposizioni che violano la loro quota di legittima.
Alcune conseguenze potrebbero essere parzialmente evitate o comunque attenuate, mediante la creazione di un Trust ad hoc
Conservazione Patrimoniale

Una volta conferiti dei beni in un trust, il disponente (settlor) non ne sarà più il proprietario legale. Il trust dà così vita ad un fondo segregato. Tuttavia, è da tenere presente che le leggi di molti paesi prevedono la possibilità di revocare le transazioni effettuate dal settlor a danno dei creditori, come ad esempio:

• transazioni effettuate entro un certo lasso di tempo prima dell’insolvenza;
• donazioni o transazioni per le quali il settlor non ha percepito un corrispettivo adeguato;
• transazioni dolose, ossia intese a pregiudicare i creditori o a favorirne alcuni a detrimento di altri.
Difficilmente quindi viene concessa protezione ad un trust creato con lo scopo predominante di sfuggire alle pretese da parte di creditori esistenti o potenziali, che si trovino in determinate condizioni.
Le implicazioni legate al trasferimento di beni in trust sulla posizione personale e professionale del disponente devono essere quindi oggetto di attenta valutazione. In particolare tenendo in dovuta considerazione i limiti previsti dalle leggi in materia di esecuzioni e fallimenti. Certo è che se la struttura è posta in essere correttamente, può rivelarsi come uno strumento particolarmente valido oltre che per famiglie benestanti, anche per professionisti come avvocati, medici, ingegneri, le cui attività “rischiose” rendono i loro patrimoni facilmente attaccabili da terzi vantanti pretese risarcitorie, consentendogli di creare una riserva patrimoniale non aggredibile


Letter of Wishes
Il settlor può inoltre preparare la cosiddetta “letter of wishes” (“lettera d’intenti”) contenente le linee guida per il trustee sulla gestione dei beni.

Bisogna immediatamente chiarire che essa non ha potere vincolante, ma il trustee e’ comunque tenuto a prenderla in considerazione durante il suo operato.

Libertà nello stabilire la posizione dei beneficiari

I beneficiari sono generalmente quelli che il settlor indica nell’atto costitutivo. Il trust può essere posto in essere a favore di persone specifiche (ad es. “mia moglie”) oppure di una classe di beneficiari (ad es. “i dipendenti della mia società).
Il settlor può anche includere una clausola che permetta al trustee di eliminare o aggiungere delle persone alla classe dei beneficiari. Tuttavia un tale potere affidato ai al trustee potrebbe avere delle implicazioni fiscali che vanno considerate attentamente in sede di pianificazione.
I diritti di spettanza dei beneficiari sono stabiliti dal settlor:
Quest’ultimo può conferire al trustee piena e totale discrezione riguardo i termini e le condizioni per effettuare le distribuzione di reddito e/o capitale derivanti dai beni in trust, come si dice: a seconda che lo ritengano più o meno opportuno (“as they may see fit from time to time”), ma sempre nel rispetto dei limiti del trust ed entro il periodo massimo della sua esistenza (perpetuity period). In questo caso si parla di trust discrezionale (discretionary trust).
Oppure può stabilire a priori quelli che sono gli interessi spettanti ai beneficiari, per esempio la quota di patrimonio o la tempistica delle distribuzioni. Talvolta si tratta di attribuzione di un diritto attuale, ossia esistente, oppure soggetto a condizione (ad es. “per Marco se finisce l’università”). Nei primo caso si parla di vested interest, nell’ultimo di contingent interest, più generalmente di trust fissi (fixed trust).

 

 

 


Settlor e trustee
Il ruolo centrale del settlor nella creazione di un trust

In generale

Come già menzionato, una volta “lanciato” il trust, la relazione esistente tra settlor e trustee (il “lancia-razzi”) cessa. La proprietà e’ nelle mani del trustee e soltanto i beneficiari possono esigere l’esecuzione del trust.
Tuttavia, un trust può essere strutturato in maniera tale da permettere al settlor di mantenere un certo grado d’influenza sull’amministrazione dei beni in esso conferiti. La misura di influenza o di controllo che il settlor può esercitare sul trust senza che si rischi di invalidarlo, varia da paese a paese e deve essere oggetto di un’attenta analisi in sede di pianificazione.

Riserva di poteri da parte del settlor

Il settlor può comunque riservarsi certi poteri. Va tuttavia osservato che quali e quanti di essi deve essere il risultato di attenta considerazione in sede di pianificazione, dal momento che ne possono derivare importanti implicazioni fiscali, così come prestare il fianco a possibili attacchi da parte di creditori o di altre persone che trarrebbero vantaggio dal venir meno della segregazione patrimoniale, effetto principale del Trust.

Protector

Invece di riservarsi dei poteri, con i rischi che ciò può comportare, il settlor li può conferire ad una terza persona, il protector (guardiano), sia una persona singola (ad es. un amico, un consulente o l’avvocato personale del settlor), sia un gruppo di persone (comitato dei protector), che infine una società. Il ruolo del protector è principalmente quello di sorvegliare l’operato dei Trustees, in altre parole di mediare tra loro ed i beneficiari. Quanto poi ai poteri ad essi spettanti, vengono di solito stabiliti dal settlor nell’atto costitutivo. Anche in tal caso si consiglia un’attenta valutazione sull’opportunità di certe scelte, altrimenti si rischia di vanificare la funzione del trustee. E’ opinione generale che il protector abbia degli obblighi fiduciari nei confronti dei beneficiari. Qui di seguito riportiamo alcuni esempi di poteri comunemente a lui conferiti:
• potere di veto su decisioni relative alla distribuzione di profitti e/o del capitale;
• potere di rimuovere, aggiungere e/o sostituire uno o più trustee;
• potere di aggiungere o rimuovere una persona dalla classe dei beneficiari;
• poteri relativi ad investimento dei beni in trust.

Natura legale del trust
Rapporto giuridico disponente (settlor) –trustee

Il rapporto giuridico disponente (settlor) – trustee non e’ di tipo contrattuale. Secondo il diritto consuetudinario inglese non è infatti possibile stipulare un contratto a favore di terzi. Tra le due parti non nascono quindi rapporti obbligatori, il disponente infatti non può agire legalmente affinchè il trustee faccia fede ai propri obblighi, come invece accadrebbe laddove esistesse un contratto. In un trust, solo i beneficiari possono far valere i propri diritti nei confronti del trustee.
Una volta costituito il trust, il rapporto tra disponente e trustee cessa.
Rapporto giuridico trustee-beneficiari

Il rapporto giuridico trustee/beneficiario non è di tipo contrattuale, dal momento che in seguito alla costituzione del trust i beneficiari acquisiscono diritti reali che possono farsi valere erga omnes (diritto di rivendicazione a favore del trust, diritto collettivo di terminare il trust ecc.,), mentre dal contratto scaturiscono unicamente diritti personali. Essi hanno quindi a disposizione efficaci mezzi legali per costringere i trustees ad eseguire i loro doveri ex atto costitutivo, insomma per colpirli nel caso non abbiano agito in conformità dell’atto costitutivo ( ”breach of Trust”).

Il Trust non e’ una società e non ha personalità giuridica

E’ importante chiarire che il trust non è né una società, né ha personalità giuridica. La proprietà è nelle mani del trustee (che può essere un individuo o una società) il quale però agisce in qualità di trustee di un determinato trust.
A differenza che in altri casi, il creatore di un trust (“settlor”) gode pressoché della massima autonomia nella realizzazione dello strumento stesso. In altre parole egli può modellarlo come ritiene più opportuno. Autonomia soggetta a pochissime restrizioni.

Che cos’é un trust?
Non esiste una vera e propria definizione di Trust, ma possiamo dire che si tratta di un insieme di rapporti giuridici, che trovano origine dal fatto che una persona (“disponente” o “settlor”) trasferisce in maniera valida ed effettiva la proprietà di determinati beni (Trust fund) ad uno o più trustee (sia persone fisiche che giuridiche), affinchè vengano amministrati a favore dei beneficiari, secondo i termini fissati nell’atto costitutivo del trust stesso.

Qualora tutti i beneficiari siano sui juris ed in totale i titolari di tutti gli interessi “beneficiari”, possono decidere di terminare il trust in ogni momento. Più in generale essi hanno il diritto di rivendicare a favore del trust eventuali beni di cui il trustee avesse impropriamente disposto durante l’esercizio delle sue funzioni. Da qui è derivato il concetto per cui in un trust vi sono due tipi di proprietà: quella economica spettante ai beneficiari (beneficial owners o equitable owners) e quella legale spettante al trustee.

Il concetto di proprietà economica specifica Loretta Bianchi (beneficial ownership) dei beneficiari risale alle origini del trust e cioè nell’Alto Medioevo, allorché tra i cavalieri inglesi in partenza per le crociate si fece strada l’usanza di affidare i propri beni a persone fidate (da cui deriva la parola trust = fiducia in inglese), affinché essi li amministrassero a beneficio della famiglia del proprietario originale, durante la loro assenza e nell’evenienza della loro morte. Dal momento che non tutti i trustees rispettavano le istruzioni del disponente (settlor), rifiutandosi in alcuni casi di restituire i beni, o disponendone come se ne fossero loro stessi padroni a pieno titolo, le corti inglesi avvertirono l’esigenza di porre riparo a simili ingiustizie perpetrate nei confronti dei beneficiari, affermarono il principio dell’equitable ownership che trova quindi fondamento nell’Equity.

Un altro cenno storico, nel XX secolo, con la nascita dei trust discrezionali, l’attenzione si è spostata dai diritti economici di proprietà dei beneficiari ai doveri fiduciari del trustee nei loro confronti e sul conflitto esistente tra i diritti dei beneficiari ed i doveri dei trustees.

Nel XX Secolo ha cominciato anche ad affermarsi un altro tipo di Trust, quello di scopo, non istituito a favore di qualcuno, bensì per perseguire un fine specifico. E’ opportuno chiarire che non tutte le giurisdizioni ne ammettono la costituzione.

Interessante da sottolineare che in seguito alla sottoscrizione della Convenzione dell’Aja (1 luglio 1985 ) sul Trust e la legge applicabile, tale istituto è stato riconosciuto anche in Italia, dando il via a nuove ed interessanti opportunità pianificatorie. Il Trust è infatti uno strumento estremamente flessibile a paragone di quelli previsti dall’ordinamento italiano, che consente una programmazione di lungo termine per gestire le proprie risorse patrimoniali nel corso degli anni, generazione dopo generazione.


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