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Arcuri illustra il nuovo Fondo di venture capital di Invitalia

 

Un target potenziale di 150 imprese innovative, per investimenti iniziali di 50 milioni. Parte con questi numeri la missione del nuovo Fondo di venture capital di Invitalia, una risposta all'esiguità del mercato italiano del capitale di rischio.

 

Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, annuncia per giugno l'avvio del nuovo strumento, che può contare su un finanziamento di 50 milioni di euro del Ministero dello Sviluppo Economico a valere sul Fondo crescita sostenibile.

 

"Investiremo nell'equity di Pmi e startup innovative, con un orizzonte temporale di uscita di 5-7 anni, e con un vincolo: dovrà esserci almeno un altro investitore", ha dichiarato Arcuri.

 

Nella categoria degli investitori privati informali (informal venture capital o private venture capital) rientrano tipicamente i cosiddetti business angel.

Si tratta nella maggior parte dei casi di soggetti quali ex titolari d’impresa, manager, docenti universitari, che dispongono di mezzi finanziari (non necessariamente ingenti), di un’ampia rete di conoscenze, di una solida e approfondita preparazione tecnica sui temi inerenti la gestione di un’impresa in tutti i suoi numerosi aspetti (finanziario, strategico, organizzativo, promozionale, fiscale, legale, ecc.).

 

Intervengono in quasi tutti i settori industriali, per lo più in iniziative non ancora avviate (finanziamento dell’idea, seed financing) o appena avviate (finanziamento dell’avvio, start up financing), con buone prospettive di sviluppo e con un elevato potenziale di redditività. Aiutano l’imprenditore nelle prime fasi, apportando soprattutto una concreta esperienza di management e sostenendo l’impresa fino a permetterle di bussare alle porte dei venture capitalist. 

Questo può essere considerato l’apporto, per certi versi fondamentale, che tali soggetti possono offrire ad imprese molto giovani ma dall’alto potenziale di sviluppo. A volte, infatti, non riuscire a ottenere l’attenzione di un venture capitalist può significare per l’impresa richiedente trovarsi ancora in una fase più che embrionale in cui è troppo piccola per essere finanziata da un simile intermediario. E' in questo caso, dunque, che intervengono gli angel. 

Spesso sono canalizzati da banche locali, commercialisti, consulenti, banche d’affari, fondi chiusi e società di private equity che forniscono loro l’analisi dell’opportunità dell’investimento o fanno svolgere a tali soggetti una prima verifica. 

Gli obiettivi dell’intervento degli angel nel capitale di rischio sono essenzialmente quelli di: 

  • applicare il know-how posseduto in moltissimi progetti di impresa;
  • avere un elevato ritorno sul capitale investito. 

Molti dimostrano preferenze per società territorialmente vicine, tuttavia la nascita di un network di business angel allarga il loro raggio d’azione. Altre caratteristiche dei business angel sono: 

  • sono meno ingerenti rispetto ai venture capitalist nella gestione delle imprese partecipate e dimostrano maggiore flessibilità;
  • adottano procedure più veloci nelle decisioni di investimento, specialmente se si tratta di investimenti in settori industriali che già conoscono e dove hanno esperienza, limitando i tempi e i costi della due diligence;
  • sono spesso disposti ad accettare rendimenti più bassi rispetto ai venture capitalist, in quanto motivati da considerazioni non esclusivamente finanziarie, ma anche strategiche o di soddisfazione personale (inoltre nell’accezione di business angel vengono considerati anche coloro che di fatto finanziano attività imprenditoriali di parenti, e in tal caso ovviamente il legame di parentela porta a considerare la finalità di lucro come secondaria). 

Venture capital formale 

E’ il segmento più consistente del mercato in termini di numero di operatori attivi, di capitali investiti e di numero di operazioni concluse. E’ in quest’area che troviamo i venture capitalist propriamente detti, ovvero quelle società che investono nel capitale di rischio di imprese giovani o comunque ancora di piccole dimensioni ma con ottime prospettive di crescita.

FONDO DI VENTURE CAPITAL  

Per supportare gli investimenti in aree strategiche quali, ad esempio, Cina, Federazione Russa, Mediterraneo, Africa, Medio Oriente, i Balcani e America Centrale e Meridionale è disponibile per le imprese italiane il Fondo pubblico di Venture Capital il cui intervento si aggiunge alla normale quota di partecipazione di SIMEST all'iniziativa effettuata sulla base della L.100/90.Tale Fondo consente una partecipazione (SIMEST + Fondo di Venture Capital) fino a un massimo del 49% delle imprese estere.

 


L’intervento dei Fondi di Venture Capital:

  • non può essere superiore al doppio della partecipazione SIMEST;
  • non può superare:

   - il 49% nel cumulo con la partecipazione SIMEST,
   - ed il totale delle partecipazioni delle imprese italiane.

 

  

Principi contrattuali di riferimento

ORGANI SOCIETARI E ASSEMBLEA PARTECIPATE

Facoltà di SIMEST di partecipare agli Organi di Amministrazione e di Controllo della società estera. Rappresentante in Assemblea indicato da SIMEST; Previsione di maggioranze qualificate (indicativamente 67-75% del  capitale, secondo le normative locali) nelle Assemblee per il bilancio e per decisioni strategiche della società.

 

CERTIFICAZIONE DI BILANCIO

Facoltà di richiedere la certificazione di bilancio da parte di primaria società di revisione, con particolare attenzione per investimenti del Fondo rilevanti ovvero superiori a 1 milione di Euro in una stessa società estera.

 

 

 

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